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Intervista a Joe T Vannelli: il re dell’house music

Ho avuto l’immenso piacere di intervistare telefonicamente il grande dj Joe T Vannelli e voglio condividere con voi questa piacevole chiacchierata con il re dell’house music.

Joe T Vannelli è un dj producer che ha iniziato negli anni ‘7o la sua carriera diventando subito l’emblema della nightlife milanese. Personalmente ho apprezzato e conosciuto la sua musica a partire dagli anni ’90 quando ero adolescente seguendo le sue serate targate “Supalova”.

Il suo modo di trasmettere la musica mi ha sempre affascinato e posso dire che lui è il dj che mi ha avvicinato ed appassionato alla musica house ed elettronica. Se vi appassiona il mondo del clubbing vi consiglio di guardare “Sono in lista – documentario sul mondo del clubbing a Milano” dove c’è anche Joe.

Come hai scelto il nome d’arte Joe T Vannelli?

E’ una storia un pò lunga perché originariamente avevo scelto Joe Vannelli che era un senso di musica giovane, gioventù ed era un gioco di parole; poi, siccome c’era un certo “Jovanotti” decisi di inserire la T che non sta per terribile o per tamarro ma sta per l’iniziale del mio vero cognome per separare il nome e fare Joe T Vannelli.

Renderlo un pò differente perché tutti mi confondevano con Jovanotti e mi dicevano “Ma tu non sei Jovanotti?” e io rispondevo “Ma no!”.

Hai dei sogni irrealizzati? Se sì quali sono?

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Tutti hanno sogni irrealizzati a cominciare ad andare su Marte a finire con il rimanere in spiaggia a prendere il sole. Sono desideri abbastanza comuni.

La soddisfazione non c’è praticamente mai. C’è sempre una ricerca di se stessi con la musica che voglio proporre con quello che è la ricerca anche di un pubblico che possa recepire il messaggio che deve essere assolutamente della grande energia, dell’amore, del rispetto e di un sentimento verso quello che è il cibo per la mente che è la musica stessa.

Quindi come desiderio, sempre parlando di un origine da cui sono partito a fare il dj, era quello di far avere un disco intestato a me a ogni dj della terra. Avevo questa voglia di far comprare o regalare una mia canzone realizzata con le mie possibilità nella musica dance ad un dj che caricasse della musica dance.

Come sei diventato dj?

 

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Ho un’età piuttosto importante direi e quindi sono veramente uno dei precursori come disk jockey. Lavoravo in un negozio di dischi e vendevo dance… ho lavorato per Fiorucci e per Goody music.

All’interno di questo negozio il proprietario di Goody Music faceva all’epoca il dj in un posto che si chiamava Si o Si e che oggi non c’è più e mi chiese di dargli una mano a mettere i dischi in questo luogo e la caddi proprio in amore verso che quello poi è diventato il mio mestiere di disk jockey.

Cominciai a farmi assumere dalle varie discoteche e da la sono partito… ma era il lontano ’79 ed ero ancora minorenne quindi stare in discoteca da minorenne non era neanche tanto facile.

Cosa ne pensi dei dj che suonano con Traktor?

Sinceramente credo che ci sia una nuova fase. Ormai Traktor non lo usa più nessuno… non perché non sia valido; è un programma validissimo e chiunque lo voglia usare sicuramente si diverte. Io stesso utilizzo Traktor per fare dei groove; magari in discoteca preferisco muovermi col corpo, con le mani, sui file o sui dischi, sui cd perché quello mi rende come avere una sorta di mezzo per trasmettere un emozione. Invece Traktor essendo un computer, avere lo sguardo sempre su un computer mi sembra un pò riduttivo.

Ciò nonostante credo che nel 2021 perché ormai siamo in questa nuova fase post Covid, sicuramente il Traktor sarà sicuramente meno utilizzato. Questo perché ci sono delle macchine, dei lettori di file, potrei anche dire di cd che sono veramente molto validi e offrono le stesse opportunità.

Poi alla fine un dj deve saper suonare con i dischi, coi cd, con Traktor, con qualsiasi mezzo disponibile sul mercato. Per me quello è un vero dj. Il compito di un dj non è solo quello di mettere a tempo la musica; è sicuramente quello di creare un’onda musicale.

Il pubblico non va a vedere il dj che mette solo a tempo la musica ma vai a vedere un dj che ha qualcosa da raccontare; che poi lo faccia con Traktor o lo fa con i cd o lo fa con i vinili secondo me è quello che trasferisce l’emozione che è importante; è quella cosa che ti trasmette che importante e non è mettere a tempo due dischi.

Mettere a tempo due dischi ormai lo sa fare anche mio figlio che ha 5 anni ma non è quello il senso. Non è che posso mettere mio figlio in discoteca a far ballare la gente solo perché sa mettere a tempo la musica.

Per far ballare la gente o per dare l’emozione alla gente devi avere qualcosa da raccontare, devi creare quella che noi chiamiamo l’onda musicale cioè devi mettere insieme certe melodie, certe canzoni, certe strutture dance per trasferire queste emozioni.

Mettere a tempo due dischi è come guidare la macchina; tutti guidano la macchina, tutti giocano a calcio ma poi diventare Ronaldo o Messi è un’altra cosa. Il tempo conta ma ormai credo che un dj debba saperli mettere a tempo questi benedetti brani. E’ come uno chef che non sa cucinare… allora anche io so fare due uova al tegamino e sono uno chef stellato 🙂 In ogni mestiere c’è l’essenza e c’è poi la stupidaggine che uno poi si può sentire dj solamente perché mette a tempo due brani ma non è proprio così.

Ti è mai capitato di produrre un brano di musica classica?

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Certo! Ho anche composto un brano di Wally Badarou che era essenzialmente un brano classico fatto con 24 violinisti; per cui la musica classica è importantissima perché è nella nostra genetica. Noi tutti abbiamo nel nostro sangue quelle informazioni di Beethoven, Mozart, Vivaldi e tutte quelle melodie che sono proprio dentro di noi e che ci porteremo avanti e che trasferiremo anche ai nostri figli.

Si chiama The Dachstein Angels ed è una cover cioè il rifacimento di una canzone già esistente di Wally Badarou ed è un brano che, per esempio, a mio figlio che ha 5 anni quando ascoltiamo in macchina delle canzoni lui ha come preferenza assoluta questo brano che è classico.

Mi sembra una cosa bella quella di trasferire una musica del passato che è eterna a un pubblico che magari non è abituato a sentire certe cose. Ma la musica classica emoziona e sicuramente se scegli il momento giusto con la musica giusta si è capace anche di piangere. Questo è il trasferimento di emozioni che un dj deve avere come compito essenziale verso gli altri.

Ti hanno mai chiesto di mettere un brano specifico durante un dj set?

E’ successo da quando ho cominciato a lavorare soprattutto quando vai alle serate dettate dalla moda e non tanto dalla tendenza perché quella che chiamavano tendenza era difficilissimo vedere qualcuno che ti chiedeva un brano.

A capodanno però quando mi capitava di arrivare in un locale commerciale di gente che non mi conosceva, venivan su a chiedermi la canzone commerciale del momento; ed io dicevo di sì e poi naturalmente non la mettevo o facevo finta di non sentire. Questo perché è impossibile far sentire una canzone che ti chiedevano; non sei mica un jukebox.

Magari ti viene anche voglia di farlo. A me è successo a Saint Moritz di lavorare per il capodanno russo e c’erano dei russi che non mi conoscevano e che venivano coi soldi in mano e mi chiedevano di mettere Michael Jackson. E io mi sentivo offeso e rispondevo dicendo che non era per i soldi che avrei messo il disco; e loro per dimostrare il loro potere aumentavano fino ad arrivare a 3000 € per farti mettere una canzone.

Questo mi è successo più di una volta. Sono i famosi miliardari che non hanno il valore del denaro e pensano di comprarsi qualsiasi cosa anche lo stile, l’amore, la voglia di fare il dj. Poi alla fine se uno vuole spendere 3000 € lasciali lì su un banco e qualcuno li prenderà ed io quel disco non te lo metto lo stesso 🙂

Bisogna avere anche un pò di coraggio per affrontare certi personaggi. Comunque io lo faccio per passione ma soprattutto di mestiere. Io ci mangio con questo lavoro e faccio mangiare anche i miei figli e tutta la mia famiglia per cui lo faccio in maniera molto seria e molto costante. Ed ho voglia di lavorare ancora e per molti anni!

Cosa ti manca degli anni ’90?

Mi manca tantissimo il pubblico dagli anni ’90 ad oggi per la situazione che stiamo vivendo legata al Covid. Mi manca tornare a lavorare in discoteca per la gente che ha voglia di ballare e di emozionarsi. Nel 2021 si torna e penso che da Pasqua in poi speriamo di andare a ballare veramente perché sennò non ce la facciamo più. Nessuno più riesce a sopportare questa situazione e considera che i dj non sono pagati dallo Stato; è un momento molto difficile per i dj e per tutti.

Per Aprile sicuramente uscirà il mio nuovo album che si chiamerà Renaissance, come le serate vado a fare dal 7 di gennaio.

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Intervista a Joe T Vannelli
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L' intervista a Joe T Vannelli, dj e producer nonché re dell'house music! Con passione e dedizione racconta la sua professione su I Love Visit Italy.
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