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Stop al Check-in da Remoto: il Consiglio di Stato ristabilisce l’Obbligo di identificazione De Visu per gli affitti brevi

Ribaltata la sentenza del TAR: per il massimo organo della giustizia amministrativa, l’Art. 109 TULPS impone il controllo fisico dei documenti. Vittoria del Ministero dell’Interno e delle associazioni alberghiere.

BOLOGNA (4 dicembre 2025) – Una pronuncia del Consiglio di Stato (Sentenza n. 5732/2025) mette la parola fine, almeno per ora, alla possibilità di effettuare il check-in completamente da remoto nelle strutture ricettive extralberghiere, come B&B e case vacanze.

Il massimo organo della giustizia amministrativa ha accolto l’appello del Ministero dell’Interno, annullando la precedente sentenza del TAR Lazio che aveva dato ragione a F.A.R.E. (Federazione Associazioni Ricettività Extralberghiera).

Il risultato è chiaro: l’obbligo di verificare “de visu” (di persona) l’identità dell’ospite è pienamente vigente e indispensabile per garantire la sicurezza pubblica.

Il contesto: sicurezza vs. semplificazione

Il contenzioso verteva sulla Circolare del Capo della Polizia del novembre 2024, che aveva espressamente bloccato le procedure digitali di accoglienza, sostenendo che l’identificazione a distanza (tramite invio di foto documenti) non fosse sufficiente a garantire che chi riceve le chiavi dell’alloggio sia effettivamente il titolare del documento.

Le ragioni addotte dal Ministero erano legate all’intensificazione del fenomeno delle locazioni brevi e alla necessità di prevenzione, specialmente in un momento delicato per la sicurezza internazionale (citando, in particolare, il Giubileo 2025).

La Federazione degli extralberghieri aveva impugnato la Circolare, sostenendo che:

  1. Introducesse un onere eccessivo, violando il principio di proporzionalità.

  2. Creasse disparità con altri settori e con la semplificazione introdotta dal cosiddetto “Decreto Monti” (2011), che aveva digitalizzato la sola fase di comunicazione dei dati.

Le ragioni del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha invece accolto le tesi del Ministero, ritenendo l’appello fondato. Il Collegio ha stabilito che:

  • L’Art. 109 TULPS è una norma di Sicurezza Pubblica: Fin dalla sua origine nel 1931, la ratio legis è quella di assicurare che l’Autorità di Polizia abbia la cognizione certa dei nominativi degli ospiti, essenziale per la prevenzione di reati.

  • L’Obbligo De Visu Non è Mai Stato Eliminato: La modifica normativa del 2011 ha semplificato solo la modalità di invio dei dati alla Questura (da cartaceo a telematico), ma non ha toccato l’obbligo del gestore di accertare concretamente l’identità dell’ospite.

  • Check-in Remoto Insufficiente: Il check-in da remoto non è in grado di certificare in modo oggettivo che il documento esibito in copia digitale corrisponda al soggetto che effettivamente entra nell’alloggio.

“L’accertamento concreto in merito al possesso di documenti d’identità da parte degli ospiti effettivi […] non può essere delegato a sistemi digitali di acquisizione di dati, i quali non sono in grado di accertare in modo obiettivo la corrispondenza dei documenti esibiti ai soggetti effettivamente ospitati,” si legge nella sentenza.

Impatto sul settore

La sentenza rappresenta una vittoria per le associazioni alberghiere (come Federalberghi e A.I.C.A.), che si sono costituite in giudizio a sostegno del Ministero, ribadendo l’uguaglianza degli obblighi di sicurezza tra le diverse tipologie di strutture.

Per il settore extralberghiero, la decisione comporta la necessità di rivedere i modelli di business basati sull’automazione completa dell’accoglienza. L’obbligo di identificazione fisica, anche se breve, reintroduce un fattore umano o una presenza in loco che l’innovazione tecnologica degli ultimi anni aveva cercato di superare.

Con l’anno giubilare in corso, che vede un cospicuo flusso turistico, la pronuncia del Consiglio di Stato fornisce una linea di condotta definitiva per tutti gli operatori, mettendo in primo piano la sicurezza pubblica sulla comodità e la digitalizzazione estrema.

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